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 lunedì, 31 gennaio 2005
 La Grotta.
    :: about g&f, fatti miei

In tanti (milioni: email, telefonate, sms, citofonate, eccetera) mi chiedono di raccontare della Grotta. Che, per chi fosse lettore recentemente acquisito, è nient'altro che il luogo dove il sottoscritto pensa e scrive i suoi post (spendendoci intere giornate; da cui il termine Grotta). Ora, parafrasando quel famoso filosofo valdostano secondo cui Un esempio è meglio di mille trattati, io affermo che una foto è meglio di mille parole. E allora via, via con le foto. Ho immortalato la Grotta stamane, all'alba, per il bene dell'umanità (e per quei milioni di persone che continuano a citofonare chiedendo descrizioni del suddetto luogo). Il tutto è qui, su Flickr, sul nuovo set, che non poteva non chiamarsi (indovinate un pò) Grotta (tag: giusec, grotta, scrivanie).

Aggiornamento: si organizzano visite guidate alla Grotta. Orario: lu-ve dalle 21 alle 22. In lingua inglese o spagnola solo domenica,  ore 20-21.  Sconti famiglia o iscritti al Turin Clèb.

  Postato da giusec alle 14:33 | link |  commenti (15)  [about g&f, fatti miei]

  

 Network Sociali/2. L'Elite a Milano. Quella vera, però.
    :: milano mon amour, marketing ergo sum

L'Elite. Si, lei. L'Elite dei Network Sociali. Si riunisce a Milano. Tra un mese. Ma non l'Elite di poco conto, insomma l'Elituccia fasulla alla Linkedin, alla MSN (vedi post, brava Giulia) o alla BizBazBuz. Quelle dove tutti noi, chi più chi meno, siamo iscritti. No. Questa è l'Elite in carne ed ossa. E si riunisce a Milano, l'11 ed il 12 Marzo. Di che diavolo sto parlando? Di Proximity. La Reunion mega fanta spazio temporale degli MBA Bocconi dal 1954 al 2004. Insomma, ci saranno vecchietti e ragazzini (i trentenni). Politici. Accademici. Industriali. Managers.

Ora, grande ironia della sorte, io ci sarò. Unico blogger, credo (o forse ci sarà anche lui, nonzo). E vi racconterò dal vivo che diavolo accade ad uno dei meeting più elitari che la storia dei network sociali italici ricordi. Insomma, segreti industriali, lobby politico-accademiche, informazioni economiche in anteprima: sarà tutto spiattellato senza freni inibitori su g&f

  Postato da giusec alle 11:40 | link |  commenti (4)  [milano mon amour, marketing ergo sum]

  


 domenica, 30 gennaio 2005
 Network Sociali/1. Brava Giulia. E brava Giulia.
    :: marketing ergo sum

Tu leggi il giornale. E' sera. Il giorno volge al desìo. E che vedi? Giulia. Sfogli. E c'è Giulia. A proposito di Network Sociali, avete notato le pubblicità apparse su alcuni settimanali di politica ed economia? Sul Mondo, ad esempio, una simpatica ragazza indo-cino-vietnamita a tutto campo, afferma, sorridente: Sono Giulia. Il mio mondo? E' su MSN. Ho 22 anni e studio economia e commercio. Appena sveglia controllo la posta su MSN Hotmal e poi corsa in facoltà. Mi collego a MSN per organizzare il mio tempo libero e con MSN Messenger mi tengo sempre in contatto con i miei amici. La colonna sonora delle mie giornate? La compongo con i brani che compro su MSN Music. E non è finita. No. Manca il gran finale. Su MSN ci sono 1.930.000 giovani donne con le stesse caratteristiche e comportamenti di Giulia. MSN. Microsoft.

Cristo. E come facciamo? A salvare le Giulie, intendo. E' un'ecatombe. Due milioni di disgraziate. Svegliarsi alle sette del mattino,e poi fiondarsi a leggere le mail su MSN Hotmail. Dico io, su Emmessenne Hotmail, non deve essere proprio salutare, insomma. Due milioni di Giulie. Santodio. C'è già un numero verde a cui donare un Euro? E poi, ragazzi. Ragazzi di Microsoft Italia. Suddai. Potevate pure cambiare la razza della Giulia, suvvia. Che capisco che trattandosi di una pubblicità americana è necessario che i protagonisti appartengano alle minoranze razziali. E che sbattere in copertina indo-cinesi, afro-americani, latino-birmani, siculo-toscani è semplicemente politically correct. Ma in Italia. Una indo-cino-vietnamita dove cazzo la trovate, eh? Potevate sostituirla con una extracomunitaria con velo, o con una democristiana o una fascista, che tanto anche loro sono minoranze da salvare, ormai.

E allora mi do da fare. Supero l'orrore che mi travolge e digito www.msn.it. Bella gente. Si, occhei, ma dove sarà Giulia. Musica. Sta ascoltando musica. Proviamo. Clicco su MSN Music. E...

The site you have tried to enter requires Internet Explorer 6 (or better) with Windows Media Player 7 (or better) on Windows XP, 2000, Me or 98. Click Here to use our Doctor Download application to help you check your configuration alternatively Email Dr Download.

Bè, è troppo. Better? Better cosa? Qualunque cesso di browser è better di IE. Io il mio Firefox non lo abbandono mica. Addio Giulia. Fanculo Emmessenne. E pure tu, Dottor Dowload. Che mi basta già il mio medico della mutua, suvvia.

  Postato da giusec alle 23:32 | link |  commenti (6)  [marketing ergo sum]

  

 Bisogni eccessivi ("Signs").
    :: vagabonding, photo set

 Cartelli stradali. Targhe. Manifesti. Scritte. Strani messaggi. Tutto vero. Fotografato e immortalato su Flickr. Il nuovo set Signs è qui.

Aggiornamento: su suggerimento di DElyMyth, Signs è diventato un Gruppo di Flickr. Well, ho anche notato l'esistenza di un gruppo omonimo internazionale. Vabbè. Chissenefrega. Questo è quello italiano. Detto, fatto. Il Gruppo è aperto a tutti. No invitation is required. Il link è qui (o se volete l'URL per intero http://www.flickr.com/groups/thesigns/ ). Che aspettate?

  Postato da giusec alle 01:33 | link |  commenti (7)  [vagabonding, photo set]

  


 sabato, 29 gennaio 2005
 Prove di indipendenza.
    :: about g&f, fatti miei

Allora. Ci siamo. Facciamo un pò di conti. Cosa fa: un Server Virtuale + un nuovo dominio + la bibbia di Movable Type? Ai posteri l'ardua sentenza. 

  Postato da giusec alle 20:24 | link |  commenti (9)  [about g&f, fatti miei]

  

 Perchè qui no?
    :: milano mon amour

Le agguerrite formiche rosse a Hong Kong . Api assassine a Città del Capo. Cavallette divoratrici a Lima. Perchè. Perchè noi no. Perchè qui a Milano no. Chessò io. Opossum gialli azzannanti. Coccinelle rosso-nere comuniste. Biscie verdi avvelentanti. Pangolini giganti sputafuoco. Perchè qui a Milano non accade mai un cazzo? 

  Postato da giusec alle 14:27 | link |  commenti  [milano mon amour]

  


 venerdì, 28 gennaio 2005
 Io Neo, tu Blogger.
    :: punti di vista, weblog zone

Sono in vena di citazioni. Ci sono. Mi preparo. Eccola. E me ne stavo, sdraiato cogli amici malavitosi, in barca. Li intrattenevo, a suon di mandolino. Nel mentre si discuteva dei pensatori occidentali... No. No, no. Citazione sbagliata. Beeeep. No, no. Un'attimo, che la ricopio bella e buona dal fido moleskine:

 (...) Neo is a superhero. With my blog, I have created a proxy for myself online. This version of me has gotten 2 books deals and a dream job at one of the world most innovative companies. In the real world, I'm a state-college dropout. How did I do this? (...).

Interessante. I have created a proxy for myself online. Il testo da cui è tratta è Who Let the Blogs Out? A Hyperconnected Peek at the World of Weblogs e l'autore è Biz Stone [link, via Amazon e link al blog]. Uno dei padri della Blogosfera statunitense. Ora, ciò che dice Stone è interessante, non trovate? Nella vita, reale, è uno sfigato. In the real world, I'm a state-college dropout. Nella Blogosfera è un eroe. I have created a proxy for myself online. Non una semplice blogstar americana, no, no. Grazie al blog s'è beccato un lavoro in Google, ha collaborato con Wired, ha scritto due libri. Insomma. Imbecille nella realtà-uno. Personaggio che vola alto nella realtà-due. E' la sindrome di Matrix, questa. Impiegatucolo nella realtà-uno, per quanto falsa essa sia, supereroe digitale (Neo) nella realtà-due. Cosa voglio dire con questo?

Ma no. Non vi sto dando degli sfigati. No, no, no. Ci sarei dentro anch'io. Vediamola in un altro modo. Siamo legati alla Blogosfera perchè ci permette di realizzare (nel virtuale e nel reale, a volte) ciò che nella vita di tutti i giorni rappresenta una frustazione. Una sconfitta. Una mancato soddisfacimento. Una realizzazione non avvenuta. Questo significa dunque che senza un blog tra le mani siamo delle nullità? No, non intendo neppure questo. Ciò che voglio dire è che il blog è una lente di ingrandimento per noi. Attenua i lati negativi della nostra esistenza (ho sempre detto che per me scrivere sul blog è terapeutico) e ne ingigantisce quelli positivi.

[Diosanto. Pensa te che cazzo devo inventarmi io per dire che quello stronzo del signor Silvio B. è un mafioso]. 

  Postato da giusec alle 09:34 | link |  commenti (5)  [punti di vista, weblog zone]

  


 giovedì, 27 gennaio 2005
 Dispari. No, pari. No, no, dispari.
    :: milano mon amour

Beh, fanculo. Cazzo avete, tutti la targa dispari, a Milano? Io vò. Mi sveglio, felice. Allegro. Saltello, per la casa. Fischietto. Leaving Ney York, never easyyyy. Oggi. Targhe alterne. Son dispari, io. Dispari, dispari. Oggi andrò, come una scheggia. Son dispari, io.  Voi pari. Io dispari. It's easier to leave than to be left behiiiiind. E parto, felice come il sole. E poi. E no. E poi no, qualcosa non va. Cazzo. Tange strapiena? Come. Come tange strapiena. Ma diodiodio, come tange strapiena? Io son dispari. Voi pari. Cazzo, cazzo, cazzo. Coda. Ma no. No, dai. No. Si riparte. Leaving Ney York never easyyyy. Coda. Again. Ma no, cazzo, no. Ma nessuno qui ha la targa pari? Saranno morti nella notte, chessò io. Malati. A Santo Domingo. Ma no, no, no. No, dai. Abbiamo tutti la targa dispari a Milano? 

  Postato da giusec alle 09:54 | link |  commenti (12)  [milano mon amour]

  


 mercoledì, 26 gennaio 2005
 Everyone in the world knew more than us.
    :: attualit, vagabonding

C'è un brano. Dave Eggers. You shall know our velocity! (in Italia Conoscerete la nostra velocità, ahimè, da Mondadori). Un capolavoro. Poche righe. Che descrivono la natura degli americani e la loro atavica difficoltà di confrontarsi con il mondo intorno a loro.

(...) Her english was seamless. Everyone's was. I had sixty words of Spanish and Hand had maybe twice in French, and that was it. How had this happened? Everyone in the world knew more than us, about everything, and this I hated then found hugely comforting (...).

E' interessante. Solo uno scarso dieci percento degli americani è in grado di parlare fluentemente una seconda lingua. Uno. Uno su dieci. E' una cosa che mi ha sempre lasciato esterrefatto. In realtà, ripensandoci, ci si potrebbe chiedere quale ragione. Quale ragione debba avere un americano, madrelingua inglese, a imparare un'altra lingua. Quando la sua è ormai comunemente accettata come il nuovo esperanto mondiale. Questa spiegazione mi ha soddisfatto, per un pò. Ma no. No, no. Non può essere questa la risposta. Si impara una lingua per conoscerne meglio la gente che la parla. Per viaggiare. Per intrattenere rapporti sociali. Per qualsiasi vattelapesca di ragione. Possibile che un americano, dico, un solo americano su dieci senta questo bisogno? Possibile? No, deve esserci qualche altro motivo. Deve esserci qualcos'altro sotto.

E dire che in Texas, New Mexico, California, i latini sono ormai la maggioranza. Più della metà della popolazione proviene dal Messico o dall'America Centrale. Panama. Portorico. E il Venezuela. E il Sud America. E lo spagnolo è di fatto la seconda lingua. Insegne. Informazioni. Tivvù. Aeroporti. Negozi. Tutto è bilingue, qui. Ma no. Non cadiamo ancora in errore. I bianchi parlano inglese. Americano, anzi. American english. Gli ispanici spagnolo e inglese. Ecco dove sta il bilinguismo degli stati del sud. E una nuova lingua si mette in mostra, da qualche anno. Sulla pubblicità. Negli spot commerciali. Sui quotidiani. Sulle insegne stradali. E' lo spanglish. La lingua del futuro? Chissà.

Ma non ho ancora dato una risposta alla mia domanda. Non so dare risposte alla mia domanda. Perchè tutto il resto del mondo sa più di loro. Me lo chiedo ancora dopo anni. Se lo chiede anche Eggers. Chissà se qualcuno mi spiegherà mai. 

  Postato da giusec alle 23:44 | link |  commenti (12)  [attualit, vagabonding]

  

 Altitude.
    :: vagabonding

Ancora foto aeree. Del Texas, della Lousiana, dell'Alabama (e scommetto che tutti nella vita si saranno chiesti almeno una volta: ma dove cazzo è l'Alabama?), di Atlanta, della Georgia. Sul set Altitude, qui. Tags: giusec, altitude. E se avete foto scattate dall'alto inviate pure, via email, che pubblico al volo (si, al volo, è proprio il caso di dirlo).

  Postato da giusec alle 18:10 | link |  commenti  [vagabonding]

  

 AWISI (Ancora sui Weblog, sull'Informazione e sulla Stampa Italiana).
    :: punti di vista, weblog zone

E veniamo all'articolo dell'Espresso. Quello su cui il presente blog è stato citato. Numero della scorsa settimana. Articolo Lo Scoop è finito in Rete. Autore Alessandro Gilioli. Gilioli in realtà non scrive sui blog. Parla anche di blog. Ma il tema principale è il file e video sharing: video, foto, notizie amatoriali sono oggi tenute sempre più in considerazione dai media e dal pubblico (evidentemente Gilioli non si riferisce all'Italia), ed è su questo punto che si sviluppa l'analisi. Pensiamo allo scandalo delle torture in Iraq, nato da poche foto condivise in rete e scoperte da una giornalista statunitense. O alle vicende legate allo Tsunami. Alle foto cioè del disastro pubblicate su Flickr, all'attenzione mostrata dai blogger (e qui entra in gioco la citazione a g&f, legata a questo post), alle bacheche online pubblicate dai maggiori quotidiani.

Ora, a questo proposito, e spostando nuovamente l'attenione sui weblog, ci sono alcuni punti da prendere in considerazione. Il tempismo dei blogger, l'immediatezza con cui le notizie vengono da questi pubblicate e la delocalizzazione offerta dalla rete, ossia la scomparsa di ogni barriera geografica. La realtà è che i weblog oggi corrono più velocemente dei quotidiani e delle loro news. Se voglio informazioni su cosa sta accadendo in un remoto angolo del mondo, andrò personalmente a cercare informazioni scritte da chi vive lì. E non mi affiderò certo al trafiletto del Corriere o della Repubblica, specialmente se cerco dettagli. Trafiletto quando va bene. Ricordate le prime notizie dello Tsunami? Corriere e Repubblica si interrogavano sulla salute di Fede e dei calciatori in vacanza. Qualche giornale locale publicava in prima pagina interviste al bomber locale, miracolosamente scampato all'onda devastatrice. Beh, che cazzo. Volevo leggere di cosa stava accadendo alla gente. Colpita dalla tragedia. E non di quattro stronzi in vacanza. Da qui l'idea di ricercare i weblog locali e di aggregarli sul mio.

Questa è la realtà. Tempismo. Immediatezza. Delocalizzazione. Ed è interessante notare quanto i giornalisti italiani siano refrattari a tale realtà. Con l'eccezione di pochi illuminati (ne cito alcuni: Wittgenstein, Luca de Biase, Pino Scaccia ed evidentemente anche il signor Andreoli che mi ha citato, immagino dopo una ricerca sui blog italiani), la stampa oggi non da il peso che dovrebbe ai weblog nostrani.  Facciamo un confronto con gli US (non che io sia un fan accanito degli US, ma è il paese che visito più spesso. Se lavorassi, chessò io, con la Tasmania farei un confronto con quel paese). Ebbene, oltreoceano i blogger sono presi in considerazione al punto da essere ormai sulle copertine di tutti i magazine. Fanno tendenza. Possono creare dei casi nazionali. E lo fanno grazie ad una (tacita) alleanza con la stampa, che li diffonde, e li fa conoscere al grande pubblico. Qui no. Qui il nulla. E attenzione, non reclamo fama per chi ha un blog. Ma interesse da parte della stampa. Interesse che oggi non c'è. E che non mi sembra destinato a crescere, visto l'esiguo numero di giornalisti che fanno sapientemente uso di questo mezzo. 

  Postato da giusec alle 14:20 | link |  commenti (8)  [punti di vista, weblog zone]

  

 Firefox in fiamme.
    :: tech zone

Firefox colpisce ancora. Secondo Wired di Febbraio (di cui posseggo orgogliosamente una copia; come rinunciare all'acquisto vedendo il logo di Firefox in copertina?)  dedica copertina e articolo master a Firefox e ai suoi successi dei primi mesi [link, The Firefox Explosion, Wired]. In breve:

1. Quello di Firefox è un successo da imputare più ad un fine lavoro di social networking che a puro genio software. Il compito maggiore è stato svolto da Blake Ross, teen ager di Stanford (è lui il personaggio in copertina) e creatore della comunità Spread Firefox [link, blog]
2. negli ultimi 6 mesi IE ha perso il 5% della quota di mercato dei browser. Perdita da imputare quasi completamente a Firefox
3. da ottobre a Dicembre 2004, la quota di mercato di Firefox è aumentata del 53% e quella di IE e diminuita del 2 (per la prima volta dal 1998). Altri dati sulle quote di mercato dei due browser sono reperibili su CoolTechZone [link]
4. esistono ad oggi più di 175 estensioni disponibili
5. quasi la metà dei visitatori di BoingBoing, celebre weblog americano, sono utenti di Firefox
6. le grandi Corporation hanno iniziato a dedicare risorse interne per Firefox. Sun ha 12 sviluppatori coinvolti con il progetto, in Cina. IBM ne ha 24, ad Austin. Google ha ospitato una Conferenza dedicata agli sviluppatori di Mozilla ed è perfettamente integrato nel browser.

Ma la battaglia non è vinta. IE mantiene ancora una quota del mercato dei browser pari al 92%. E si prepara alla nuova generazione di browser integrati nel desktop, una delle maggiori novità del futuro Longhorn

Update. A ieri notte, 20 milioni di utenti hanno fatto il downolad di Firefox. E' quanto la popolazione dell'Australia.  Qui il grafico dei download quotidiani.

  Postato da giusec alle 01:34 | link |  commenti (2)  [tech zone]

  


 martedì, 25 gennaio 2005
 L'Espresso è finito in Rete. O anche: g&f (e i weblog) sull'Espresso.
    :: weblog zone

L'Espresso. No, non il caffè. Anche se ne avrei bisogno, visto il jetlag incombente. L'Espresso, il Magazine. Il numero della scorsa settimana. Scrive sui weblog. Un articolo di Alessandro Gilioli. Lo Scoop è finito in Rete. Questo il titolo dell'articolo. L'ho sfogliato rapidamente. Più tardi lo leggerò con calma. E cercherò di commentarlo, se le capacità di intendere e di volere non mi abbandonano, oggi. Si scrive del ruolo della rete di anticipare le informazioni e gli scoop giornalistici. Tsunami, per ultimo. E si cita Fickr. E un mio post, quell'aggregatore dei weblog asiatici [link] scritto in poche ore, spinto solo dalla voglia di sapere cosa era davvero accaduto (evitando dunque i quotidiani italiani, preoccupati di Fede e dei poveri calciatori vittime dell'Onda maledetta).

Ho fatto per il momento un paio di foto all'articolo. Le trovate qui, proprio su Flickr, guarda un pò la coincidenza. Tags: giusec, blog, Espresso.

  Postato da giusec alle 18:21 | link |  commenti (8)  [weblog zone]

  

 Italia, o terra mia.
    :: vagabonding, fatti miei

Coffi coffi ti ti. Solito volo geriatrico. Austin-Atlanta. Atlanta-Milano. Due più nove ore. Le vecchiette (Delta) sono sempre lì. In ottima forma, non c'è che dire. Novant'anni portati alla grande. Volo tranquillo, comunque. L'aeroporto di Boston è ancora chiuso. Da tre giorni. Washington si è salvata. Solo ventiquattr'ore di neve. Il resto della costa Est è caduto, miseramente. Sotto i colpi della tormenta. Neve. Metri di neve. Come non se ne vedevano da anni, da quelle parti.

Mi mancava Milano. Mi mancava l'Europa, dopo dieci giorni. La prima cosa che farò oggi è mangiare un piatto di pasta. No kidding.

Piuttosto. Gira voce che g&f sia finito sull'Espresso. Adesso ne cerco le prove e poi vi dico. Pasta, arrivo. 

  Postato da giusec alle 12:46 | link |  commenti (2)  [vagabonding, fatti miei]

  


 lunedì, 24 gennaio 2005
 Austiners.
    :: vagabonding

Bruce Sterling. Neal Pollack. Lance Armstrong. Cos'hanno in comune? Sono di Austin, la Silicon Valley texana. L'enclave democratica nel mare magnum repubblicano. Bruce Sterling, padre del Cyberpunk (con William Gibson), vive ancora in città. Autore di celebri romanzi, oggi ha anche un blog su Wired [link]. Neal Pollack, lo scrittore del cenacolo letterario di Egger, il creatore della rivista culto Mc Sweeneys's. Neal Pollack, che si definisce il più grande scrittore vivente degli Stati Uniti. Lance Armstrong. Il campione leggendario. Colui che ha creato la Lance Armstrong Foundation, per raccogliere fondi per la Ricerca sul Cancro. E che ha partorito l'idea del bracciale, quel bracciale giallo di gomma che oggi indossano due americani su tre [link].

E poi. E poi gli Austiners. Gli altri. Quelli comuni. Studenti, geek, artisti, blogger. Coloro che vivono in questa città. E che sono in parte rappresentati da questo meta-blog, qui

  Postato da giusec alle 14:55 | link |  commenti (6)  [vagabonding]

  

     
     

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